Da LE COLLINE E LE PIANURE di Luigi Traverso

 

“Ad un certo punto uno degli indiani si staccò dal gruppo e cominciò a danzare intonando una nenia. Era la Danza degli Spettri e dentro di me si insinuò una strana agitazione, molto vicina ad un senso di panico che mi serrava gola e stomaco.

Nel frattempo una strana agitazione si era accesa intorno ad una altro indiano. Diversi soldati lo circondavano e lo afferravano mentre lui urlava e si dibatteva. Il mio sguardo si divise fra le urla provenienti da quell'assembramento ed il vecchio stregone che danzava e cantava. I suoni si intersecavano tra loro mentre la tensione e la confusione crescevano intorno a me. Altri soldati accorrevano verso l'uomo che urlava, mentre nessuno s'interessava a colui che ballava. Eppure sentivo che le due cose non erano scisse tra loro ma erano due facce della stessa medaglia. Molti anni dopo quelle due immagini mi erano rimaste ancora nitide nella memoria, avevano rappresentato i due flashback sonori della fine di una nazione che se ne andava, in parte urlando il suo rancore verso la razza che l'aveva sterminata e in parte cantando la propria speranza per una vita migliore in un posto dove non ci sarebbe stato più spazio per la sofferenza e il dolore, ma solo per l'unione indissolubile con lo Spirito che tutti governa.

Poi udii distintamente ciò che il mio istinto mi aveva già inconsciamente preannunciato; uno sparo era echeggiato in mezzo al gruppo che si occupava dell'indiano recalcitrante. Immediatamente il gruppo di soldati intorno a lui si disperse lasciando solo il pellerossa che si stava guardando intorno con aria stranita, mentre pezzi della sua camicia bianca, fatta a brandelli, pendevano dal suo busto. Con la mano destra reggeva un fucile ancora fumante, ma abbassato verso terra. Rimase a guardarsi intorno con un volto che denotava più stupore e stordimento che ferocia o cattiveria e, con lo stesso stupore, cominciò ad osservare il proprio corpo sussultare e sbandare colpito a morte da decine di proiettili indirizzatigli contro dal fuoco offensivo della nostra fucileria. L'uomo sobbalzò e crollò a terra straziato, mentre attorno a noi si scatenava l'inferno più totale; il crepitare delle carabine si diffuse in ogni dove e, in un istante, i corpi straziati intorno a noi si moltiplicarono, senza distinzione alcuna tra uomini, vecchi donne e bambini. Il candido manto di neve del campo si stava macchiando di un vivido rosso, mentre i corpi cadevano a terra uno sull'altro come le fascine di legno che si accumulavano prima dell'inverno sul retro delle fattorie; alcuni erano ancora abbracciati nel disperato tentativo di difesa di un uomo nei confronti della propria donna o di una madre nei confronti del proprio figlio. Vidi cadere una donna falciata insieme al proprio bambino più piccolo ancora attaccato al suo collo e trapassato insieme a lei dai proiettili e alla sua bimba più grande serrata alla sua mano, quasi che questo contatto potesse salvarla dalla follia degli uomini. Vidi vecchi inciamparsi ed essere calpestati a morte da chi tentava l'ultima fuga disperata; vidi uomini pazzi di rabbia e di dolore scagliarsi a mani nude contro i soldati più vicini ingaggiando selvaggi corpo a corpo; altri si buttarono con sorprendente agilità sulla montagnola delle armi, afferrarono ciò che poterono e con questo iniziarono a combattere. Alcuni soldati furono attaccati e li vidi morire con la gola squarciata dai coltelli e la testa fracassata dalle scuri. Intanto alcune donne e bambini cominciarono a scappare verso le alture vicine, per scampare a quella pazzia omicida.

Keaton, dopo aver osservato, come tutti noi dell'Ottavo, impotente e stupefatto, tutto quell'orrore, iniziò a dare ordini all'impazzata:

"Fermateli, andate dietro a donne e bambini e cercate di proteggerli". Poi si scagliò verso Forsyth e gli altri ufficiali:

"Fate cessare il fuoco, li state ammazzando tutti come cani".

Nessuno lo stette ad ascoltare impegnati com'erano a dare ordini alla fucileria.

Keaton fu fermato da alcuni sottufficiali prima che riuscisse ad arrivare vicino al colonnello, ma riuscì egualmente a sbraitargli addosso tutta la sua rabbia:

"Sei un pazzo bastardo e puoi star certo che tu e tutte le tue belve sanguinarie finirete davanti alla Corte Marziale. Come è vero Iddio vi denuncerò e vi farò radiare e possibilmente impiccare."

Poi lo afferrarono e lo trascinarono via; nel frattempo noi ci buttammo, come ordinatoci, all'inseguimento di donne e bambini. Volevamo proteggerli, ma era ovvio che loro non lo capissero e pensassero che li stessimo per attaccare e quindi correvano ancora più veloci, per quanto lo si potesse fare in mezzo a quella neve.

Ero riuscito comunque ad avvicinarmi ad una delle famiglie in fuga, li avevo davanti a me; erano rallentati dalla presenza di una donna anziana che una più giovane aiutava e sospingeva nella fuga, mentre quattro bambini di età compresa fra i cinque ed i dieci anni li precedevano di qualche metro; gli ero quasi addosso e stavo per arrivare ad aiutarli quando, dietro di me, la voce di Greg si stagliò su tutto il resto facendomi arrestare nella corsa:

"Oh Cristo, Andy, guarda in alto. Buttati a terra, a terra!"

Guardai istintivamente sull'altura sopra di me e vidi, con il cuore che mi martellava nel petto, apparire i cannoni a mitraglia che puntavano ora dritto verso la nostra posizione.

Mi gettai subito a terra dietro una grossa roccia, mezza coperta dalla neve e, proprio in quell'istante, un fragore assordante riempì l'aria. I cannoni spararono con continuità per diversi minuti, alcuni alzando piogge di fuoco e detriti nella nostra zona, altri falciando completamente l'accampamento indiano. Vidi i tepee saltare per aria come birilli e vidi i corpi degli indiani scaraventati ovunque. Tutto stava crollando, andando a pezzi, mentre il fuoco consumava ogni cosa. Chiusi gli occhi e mi tappai le orecchie con le mani, ma ciò non bastava a non farmi udire il rumore sordo e deflagrante dell'artiglieria. Persino il terreno intorno a me sussultava per il contraccolpo delle armi pesanti. I brividi mi scuotevano il corpo ed ebbi la ragionevole certezza che non ne sarei uscito vivo da quell'inferno. Era la seconda volta che mi trovavo in quella situazione, seduto in mezzo alla neve e appoggiato ad una roccia, mentre intorno a me il mondo impazziva e l'Ultima Signora stava per passare a chiedere il suo sanguinoso compenso finale; ma anche in quell'occasione io non fui chiamato a concederglielo.

Dopo alcuni minuti che sembrarono anni, il fuoco cessò e, per alcuni istanti, fu solo silenzio.

Riaprii gli occhi proprio mentre le grida straziate dei superstiti iniziavano ad echeggiare dappertutto. Mi alzai con molta circospezione e cominciai a guardarmi intorno; la prima immagine che catturò la mia attenzione fu quella della famigliola che stavo seguendo; madre e figlia giacevano immobili nella neve una sopra l'altra, mentre i corpi dei bimbi erano sparsi attorno a loro. A due mancavano le piccole braccia ed un altro aveva il tronco diviso dal resto del corpo. Tutt'intorno le alture erano cosparsi da altri corpi sanguinanti, la maggior parte già cadaveri, mentre altri cercavano di strisciare, orribilmente mutilati, verso improbabili rifugi. Mi avvicinai ad un'altra donna che si stava muovendo; aveva il viso sporco di sangue ed una profonda ferita nel fianco. Piangeva, singhiozzava, ma nel vedermi si ritrasse e cercò di scappare carponi dalla parte opposta. La raggiunsi e cercai di calmarla accarezzandole i capelli e stringendole le mani, ma lei urlava e cercava di divincolarsi, poi svenne. Me la caricai sulle spalle e la portai giù verso ciò che restava dell'accampamento.

Era diventato difficile persino muoversi, tanti erano i cadaveri che vi si erano accumulati ed i corpi sparsi in giro. Ve ne erano diversi anche dei nostri, falciati a loro volta dai cannoni dei loro stessi compagni.

Camminai come in una valle di ombre, mentre intorno a me tutti correvano indaffarati a portare i primi soccorsi; vidi come fossi in un sogno i vari Forsyth e Whitside che si davano da fare ad impartire ordini che nessuno più ascoltava, vidi il sergente Keaton abbandonato nella neve come un bambino che osservava impotente ciò che gli accadeva intorno, vidi il cadavere di Piede Grosso abbandonato vicino alla sua tenda e mi chiesi se lo avesse ucciso prima il suo male o le pallottole dei nemici, vidi lo stregone che aveva iniziato la Danza degli Spettri con il petto squarciato ma uno strano sorriso dipinto sul volto, vidi decine e decine di bambini morti da soli senza neanche più il conforto finale della vicinanza dei loro genitori, ne vidi un altro che si trascinava urlando e piangendo mentre la sua gamba sinistra finiva all'osso del ginocchio completamente scoperto. Camminavo come un automa mentre il sangue della ragazza che portavo mi colava sulla giubba blu e si perdeva sui pantaloni e mentre le mie labbra mormoravano ritmicamente e continuamente il Padre Nostro.

Caricai la giovane donna su un carro ambulanza su cui stavano già molti feriti e tornai a riprendere il bimbo senza gamba caricando anch'egli sullo stesso carro. Poi vagai per il campo e mi andai alfine a sedere sulle rive del torrente chiamato Wounded Knee e lì rimasi a contemplarne le acque gelate, verso le quali alcuni alberi si protendevano quasi come figure a capo chino a meditare su quanto e quale orrore può racchiudere dentro sé l'animo degli uomini.

Su quelle stesse rive mi ritrovai a contemplare, molti anni dopo, gli stessi alberi. Ora però era estate ed essi erano verdi e rigogliosi mentre le acque sotto di loro scorrevano lente e calme, così come le lacrime che mi rigavano il volto mentre raccontavo a mia moglie la tragedia di quei giorni e lei l'ascoltava in silenzio senza riuscire a trattenere, a sua volta, le proprie. “

        Online:             Totali: