Da ELOISE di Luigi Traverso

 

“Fuori era parecchio buio. La luce non era tornata ed i pesanti nuvoloni oscuravano del tutto il cielo. Le vette della montagna erano completamente circondate e parevano quasi vulcani in eruzione, tanto era il nero che le ammantava. La pioggia scendeva, come sempre a quell'ora, intensa e feroce.

Claudia aveva calzato gli stivali di gomma e ne era ben felice perché, ai primi passi, entrò in un'enorme pozzanghera ove sprofondò per diversi centimetri.

"Merda" sussurrò e poi avanzò per aggirare il camper ed andare nella zona che dava sulla boscaglia. Il vento sferzante le piegava l'ombrello e tendeva a toglierle il cappuccio, per cui Claudia doveva fare forza per mantenere entrambi.

Passò vicino alla cabina di guida, quando un rumore, dietro al cofano del veicolo, la fece immobilizzare. Non aveva chiaramente capito di cosa si trattasse, ma le erano sembrati dei passi.

Provò a puntare la luce in quella zona e, con il cuore in gola, ne intuì qualcosa che poteva sembrare un'ombra.

Claudia era bloccata e non sapeva più se avanzare o tornare indietro. Si guardò attorno ma il campeggio era deserto. Tutti stavano rintanati nelle loro abitazioni e Claudia si chiedeva perché dovesse essere lei l'unica idiota a girare per il luogo con quel nubifragio in atto.

A quel punto decise di fare la scelta più saggia e cioè girare i tacchi e tornare indietro e così fece quando, proprio in quel momento, qualcosa uscì dal buio e l'afferrò per un braccio.

Claudia istintivamente urlò, ma le sue grida furono attutite dal fragore del tuono che si abbattè sulla vallata. Nel frattempo lampi sinistri illuminarono le montagne davanti rendendo il paesaggio spettrale e nello stesso tempo fantasmagorico.

Claudia si girò trovandosi faccia a faccia con una figura completamente avvolta da una pesante mantella nera che la stava tenendo per una spalla indossando dei pesanti guanti di cuoio scuro. Mentre stava per riprendere ad urlare la figura le fece segno di smetterla.

"Claudia sono io, per l'amor di Dio, Stai calma."

Appena l'uomo si tolse il cappuccio Claudia riconobbe in lui Piero Camerini, il vicino di piazzola. Piero aveva una roulotte con preingresso esattamente a fianco del camper dei Galli e le famiglie si conoscevano da anni.

Claudia si calmò piano piano ma aveva ancora il fiato grosso.

"Oh cavolo, Piero, mi hai fatto prendere un colpo."

"Scusami. Non volevo. Ti ho vista arrivare e volevo solo venire da te. Hai sentito anche tu quell'urlo poco fa?"

"Si, si l'ho sentito. E' per questo che sono uscita."

"Non è prudente Claudia. Non dovevi uscire da sola."

"Lascia perdere. Sono grande per le ramanzine. Piuttosto hai visto qualcosa?"

"Con tutta questa pioggia? E' un bel casino capirci qualcosa là in mezzo." Piero indicò il bosco alle sue spalle.

"Veniva da lì, vero?"

"Puoi giurarci. Ne sono certo."

"Ma cosa diavolo poteva essere?"

"Non ne ho idea. Un animale forse. Ma bello grosso."

"Un lupo?"

"Da queste parti? Non credo proprio."

"E cosa allora?"

"E chi lo sa? Ad un certo punto ho persino pensato si trattasse di un essere umano…"

Claudia rabbrividì per un attimo

"Pensi a qualcuno… là in mezzo…con questo tempo?"

Piero puntò la torcia in mezzo agli alberi ma era veramente difficile capire qualcosa. La pioggia e le foglie in continuo movimento rendevano veramente complicata la visuale. I due si avvicinarono allora all'inizio del bosco.

"E se c'è qualcuno lì dentro che ha bisogno d'aiuto?" chiese Claudia

"Io…io non so se è prudente. E' buio, piove a dirotto e per quel che ne sappiamo potrebbe esserci invece qualche animale, magari pericoloso."

Claudia scosse la testa indecisa e proprio in quell'istante qualcosa tornò a farsi udire. All'inizio quasi impercettibile poi sempre più chiaro e forte. Era distintamente il pianto di un bambino.

Piero e Claudia si guardarono per un attimo. Il lamento veniva dal bosco. I due, senza indugio si infilarono in mezzo seguendo la voce.

"E' una bambina… ascolta….viene di là."

Intorno a loro il buio appena rischiarato dai fasci di luce delle torce elettriche. Dovunque puntassero solo alberi e foglie che sbattevano, intorno a loro l'ululato del vento e la forza sferzante della pioggia con il suo assordante rumore.

"Dov'è?….Da dove veniva?"

"E che ne so? Sembra abbia smesso e qui in mezzo non si capisce più nulla."

"Piero, dobbiamo cercarla. Deve essere sola in mezzo a questo inferno. Non possiamo abbandonarla."

"Forse sarebbe meglio avvisare il proprietario del campeggio. Potrebbe chiamare la forestale. Loro hanno i mezzi per una ricerca notturna, in queste condizioni."

Ma il pianto ricominciò e sembrava essere più vicino di prima.

"Ascolta, è qui vicino. Proviamo a chiamarla." Fece Claudia afferrando il braccio di Piero.

"Okay." Rispose l'altro.

"Ehi, Ehi,….piccola…rispondi,….siamo qui per aiutarti." Iniziarono a gridare.

Il pianto si fece più forte e lamentoso.

"E' di qua, seguimi." Urlò Piero

Iniziarono a correre, mentre la pioggia, che scendeva ora di traverso per effetto del vento che aveva aumentato la propria intensità, li colpiva al volto e rendeva quasi impossibile vedere.

"Dove sei piccola? Stiamo arrivando…"

Piero era più veloce e ormai la precedeva nettamente.

Poi Claudia sentì il suo piede scivolare in avanti ed in pochi istanti si ritrovò a terra, in mezzo al fango mentre il buio più completo la avvolgeva. Nella caduta aveva perso la torcia elettrica ed ora il bosco intorno era completamente avvolto nell'oscurità. La donna si tastò la caviglia che, nell'insieme del suo corpo, appariva l'arto messo peggio. Le doleva, ma non doveva essere niente di particolarmente serio, visto che riusciva a girarla e a muoverla con una certa disinvoltura.

Con molta delicatezza si rimise in piedi maledicendo il terreno infido e scivoloso.

"Merda, merda." Si ritrovò ad imprecare tra sé. Una volta in piedi battè a terra il piede dolorante e si accorse che tutto era a posto. "Meno male. Ora devo ritrovare la torcia o non riuscirò più nemmeno a vedere la strada per tornare." Claudia cominciò a guardarsi intorno. Sperava che la pila fosse rimasta accesa e qualche fascio di luce la aiutasse ad orizzontarsi, ma non vedeva nulla di confortante in questo senso.

"Maledetta pioggia, maledetto buio…" cominciò ad imprecare tra sé presa da un inizio di panico.

Ora però gli occhi si stavano cominciando ad abituare all'oscurità e qualcosa di più, almeno nei contorni delle cose, si cominciava a distinguere. Tuttavia quello era un bosco e perciò più che alberi sferzati dal vento e cespugli aggrovigliati non si potevano vedere. Il terreno era ormai un autentico pantano e sperare di recuperare la torcia elettrica ormai un'utopia. Inoltre Piero era scomparso e neanche più la luce della sua pila poteva rappresentare un orientamento.

Claudia cominciò a girare su se stessa; la caduta le aveva fatto perdere il senso della posizione ed ora aveva anche qualche difficoltà a capire da dove era arrivata. Sentiva montare dentro di sé l'ansia legata alla preoccupazione di perdere la strada del ritorno. Smarrirsi in quel bosco era l'ultima cosa che avrebbe voluto accadesse.

E fu proprio guardandosi intorno che li vide! Dapprima non ci fece troppo caso, ma poi il suo sguardo li incrociò in pieno ed allora non poté evitarli: due occhi gialli fosforescenti la stavano fissando. Erano in mezzo al bosco a non più di tre metri da lei. Claudia lanciò un gridolino ma la voce non le uscì più di tanto, soffocata dal panico più assoluto.

Sembravano quelli di un lupo, ma erano troppo in alto rispetto al resto del corpo di cui intravedeva la sagoma, per appartenere ad un lupo. L'altezza di chi li portava doveva essere superiore ad un paio di metri. Un orso forse? Ma non era possibile… da quelle parti non ce n'erano e poi non avevano occhi così… forse nessun animale poteva avere occhi così. E la stavano fissando. Claudia percepì l'essenza malvagia di quella creatura… sentiva l'aria gelata tagliarla in due; e non era il freddo vento portato dal temporale, no era un gelo interiore, come una lama che l'avesse trapassata e stesse facendo letteralmente a brandelli la sua anima.

Voleva fuggire ma era troppo terrorizzata per farlo. Voleva urlare ma non ci riusciva e allora aspettava,… che cosa non lo sapeva neanche lei. Che l'essere se ne andasse? Che scomparisse come un brutto sogno? Che l'attaccasse e facesse terminare quella lenta agonia?

D'istinto, come da bambina di fronte a ciò che la spaventava, chiuse gli occhi ed attese. Come quando, nella sua cameretta, la mamma le spegneva la luce e lei rimaneva ad attendere il sonno. Ma questo non arrivava mai, perché presto gli occhi si abituavano alla penombra e lei poteva vedere i contorni delle cose ed immaginare ciò che potevano davvero rappresentare. A volte le sedie, i tavolini, la poltrona, l'armadio potevano trasformarsi in cose brutte e spaventose E poi gli scricchiolii che facevano, sembravano passi di qualcosa di orrendo che si avvicinava… il problema era che ora qualcosa di orrendo c'era davvero, a pochi passi da lei e, forse, si avvicinava veramente.

I rumori intorno a lei erano quelli della pioggia e del vento e sovrastavano tutto. I passi, forse non li avrebbe nemmeno sentiti. L'essere si sarebbe avvicinato piano e…

"Claudia… Claudia"

Le grida ebbero il potere di destarla dal panico e Claudia riaprì gli occhi, proprio mentre il fascio di una luce solcava il bosco intorno a lei. La figura con la torcia emerse tra gli alberi e la luce andò a colpirla sul viso.

"Oh Signore, sei qui. Meno male, non ti ho più vista, né sentita. Pensavo di averti persa."

Piero si avvicinò e Claudia rimase immobile a fissarlo, con occhi vitrei.

"Mio Dio, che ti è successo? Stai tremando come una foglia."

Piero, d'istinto l'abbracciò, ma Claudia lo respinse e gli indicò il bosco davanti a lei, senza riuscire a parlare.

Piero puntò la pila, ma non c'era nulla di particolare.

"Che c'è, hai visto qualcosa?"

"O…oc…occhi" riuscì a dire Claudia con molta fatica.

"Occhi? Hai visto degli occhi?" Piero appariva stranito "Non c'è nessuno, davvero. E poi come hai fatto a vedere degli occhi con questo buio? E dov'è la tua torcia?"

Claudia non parlava e si guardava attorno sperduta e terrorizzata.

"Voglio andarmene" disse tutto d'un tratto "voglio tornare al campeggio".

"E la bambina?" disse Piero. "Io non l'ho più né sentita, né vista"

Claudia girò il viso verso di lui.

"Non c'è nessuna bambina".

Lo disse con una sicurezza che lasciò Piero esterefatto.

"Ma che dici, l'abbiamo sentita entrambi piangere e lamentarsi".

Claudia lo prese per il bavero con un'aria dura come mai aveva avuto in vita sua:

"Non c'è. Non c'è." Gli gridò in faccia lasciandolo sempre più attonito.

"Okay, okay. Ma calmati, per cortesia".

Claudia si rigirò verso quella che riteneva la strada di casa.

"Andiamocene Piero. Torniamo in fretta al campeggio o…" Claudia guardò ancora l'amico e si avvicinò a lui il più possibile "…o moriremo".”

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